di Franca Mazzei

“Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino” – C.G. Jung

Quello che Jung definiva il nostro “lato ombra” risiede nella parte di noi con la quale non abbiamo un contatto consapevole, quella zona oscura dell’inconscio che meno ri-conosciamo e più rischia di condizionarci, proprio perché si attiva e agisce a nostra insaputa. E siamo proprio noi a consentirglielo, negandola.
Possiamo raffigurarcela come una sorta di cantina interiore umida e buia in cui senza minimamente rendercene conto abbiamo esiliato quelle parti di noi stessi che non accettiamo e che quindi non possiamo permetterci di riconoscere come nostre.
Perché? Probabilmente in quanto – a torto o a ragione – le giudichiamo brutte, cattive, disdicevoli, pericolose, diverse da noi, oppure contrarie alla morale comune o magari a quella dei nostri genitori.
Ed è sempre lì, in quella “cantina”, che vanno a finire le esperienze traumatiche non risolte e quindi censurate, le paure che non vogliamo confessarci, i desideri a cui abbiamo tarpato le ali mettendoli da parte (o creduto di farlo).
E’ ancora lì che si danno ritrovo i fantasmi che non abbiamo il coraggio di guardare in faccia e ai quali spesso non sappiamo neppure dare un volto e un nome. Per altro ignorando che da quelle parti rinnegate di noi potremmo in certi casi attingere risorse creative e rigenerative di cui ci priviamo per inconsapevolezza o paura. Parti di noi che continuano a camminare nel mondo e a condizionarci, spesso incattivendosi, allo stesso modo di un cane tenuto da anni alla catena.
Ci sono soggetti, adulti ma più spesso bambini, che più o meno nebulosamente percepiscono di “ospitare” una parte oscura, una sorta di gemello cattivo e disobbediente, un diavoletto che contende il potere all’angioletto, quello buono che obbedisce alla mamma, al nonno, alla maestra, al parroco, quello che ci spinge a restare sulla retta via.
Ma fare i conti con l’Ombra ci tocca e ci conviene, come sottolinea Jung quando scrive: “Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”.
In effetti: quante volte abbiamo sentito ripetere, o ripetuto noi stessi, frasi del tipo: “incontro di continuo partner prepotenti”, oppure “mai che mi capitino colleghi disponibili e generosi”, o ancora “perché nessuno mi ama davvero?”. Bene, sono tutte lamentele che alludono appunto ad un ipotetico “destino avverso” che ci imbriglia nostro malgrado, per quanti sforzi si faccia per dirigerlo in altre direzioni.
Ma quando una cosa si ripresenta ciclicamente nella nostra vita è assai probabile che sia un riflesso della nostra parte ombra, perché tutto ciò che neghiamo di noi stessi viene – del tutto inconsapevolmente proiettato all’esterno: il compagno prepotente o il collega egoista e magari pure avaro sono il riflesso della nostra prepotenza, o della nostra difficoltà a dare.
Esattamente come la donna che ha relegato nella parte ombra il proprio rifiuto di una relazione vincolante – non potendo ammettere come propria la tendenza a mantenersi ampi spazi di libertà – riconoscerà tra cento persone ad una festa l’ennesimo uomo, già sposato o semplicemente restio ad impegnarsi, di cui innamorarsi infelicemente a causa di un “destino” baro. Qualcuno perennemente in fuga da rincorrere affannosamente quanto inutilmente.
Con ciò otterrà due risultati paradossalmente vantaggiosi: spostare sull’altro un “difetto” che non può accettare di sé, e vivere un rapporto assai poco vincolante e spesso destinato a durare poco, di modo che a breve potrà ritrovarsi in una condizione di totale libertà. Prima di ricominciare da capo.

Se invece quella stessa donna (o uomo), diventasse consapevole di volere sì un rapporto a due, ma non tale da toglierle gli spazi di autonomia di cui ha bisogno, potrebbe incontrare la persona adatta ad intrecciare una relazione soddisfacente, qualcuno che non le sfugge perché non si sente tallonato, qualcuno da non tallonare perché non le sfugge.

Ma non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all’esterno, bensì a volte anche quelle positive.
Pertanto può accadere che ci infatuiamo ripetutamente di persone magari egoiste e infedeli, ma così vivaci e spiritosi da illuminarci la vita, senza renderci conto che quella vivacità che cerchiamo fuori dalla nostra “grigia” personalità – anche a costo di sorbirci spiacevoli corollari – in realtà ci appartiene, è nostra, ma per qualche ragione è stata esiliata nell’Ombra: forse da bambini è stata mal giudicata e quindi censurata da un genitore severo?
Come dice il buddismo: “gli altri sono il nostro specchio”, perciò è inutile cambiare specchio se non cambiamo noi.
Riconciliandoci, invece, con la nostra parte ombra, accettandola, integrandola e addomesticandola, possiamo conquistare una completezza altrimenti perduta che ci consente di accettare e migliorare noi stessi, e – soprattutto –  di smetterla di dare la colpa al destino o agli altri. L’obiettivo? Vivere una vita che ci somiglia.
Insomma, per dirla di nuovo con Jung: “Non si diventa illuminati immaginando figure di luce, ma divenendo coscienti del buio”, cioè della parte inconscia, da governare perché non ci governi.

E, ancora Jung: “Ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti può essere cambiato”. Ed io sottolinierei: ciò che accetti come tuo.

Come riuscirci? Attraverso l’auto-analisi, la meditazione o la psicoterapia. E spesso l’analisi del Tema Natale può essere di grande aiuto a ciascuno di questi percorsi.
Ma torniamo alla proiezione: secondo Freud è un meccanismo di difesa antichissimo che ha la funzione di gestire emozioni e pulsioni considerate spiacevoli o riprovevoli: il soggetto le proietta automaticamente quanto inconsapevolmente all’esterno per consentirsi di proteggersi da loro, e pertanto a livello conscio le considerara autenticamente come atteggiamenti esterni a sé, e non interni.
Dunque il “vantaggio” della proiezione consiste nel fatto che ci si libera (almeno in apparenza) di un conflitto sofferto, in quanto ne divengono responsabili un’altra persona o circostanze esterne e indipendenti dalla volontà personale: appunto il famoso “destino”.
Prima di passare ad individuare i meccanismi proiettivi riferiti al Tema Natale e alla relazione tra astrologo e cliente, sottoliniamo che non è difficile individuare quali siano gli atteggiamenti proiettivi, quelli nei quali è in azione la nostra parte ombra.

Basta fare attenzione ai difetti che meno sopportiamo e che più ci feriscono degli altri, quelli che non riusciamo a tollerare, a ridimensionare, a vivere con distacco o con leggerezza: sono esattamente i lati di noi che non accettiamo, non perdoniamo, non riconosciamo come nostri. Per cui finiamo inevitabilmente con l’attrarre e l’essere attratti da soggetti che ci fanno, e a cui facciamo, da specchio, quelli perfetti per “ballare quel ballo”.
Ecco perché, paradossalmente, tutto ciò che degli altri ci irrita può portarci alla comprensione di noi stessi. Come scrive Jung: “Ogni incontro che fai è un incontro con te stesso; pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro”.
Se per esempio non accettiamo la nostra rabbia o la neghiamo del tutto, facilmente attireremo nella nostra vita persone colleriche attraverso le quali potremo assolvere la nostra personale aggressività lamentandoci in assoluta buona fede di incontrare continuamente dei fastidiosi attaccabrighe.

L’Ombra e le Proiezioni nel Tema Natale

L’archetipo dell’Ombra non ha un’identificazione univoca. Lo ritroviamo in parte nel Segno opposto al nostro, col quale tende ad instaurarsi un rapporto dialettico di amore/odio e complementarietà: in ogni Acquario c’è una traccia di quell’egopatia leonina tanto avversata, come ogni Bilancia possiede e nega quell’aggressività che non sopporta nell’opposto Ariete.
Ma può essere attribuito anche a Plutone – pianeta che ha uno stretto legame di parentela con i mostri e i tesori dell’inconscio – oppure a pianeti collocati nell’8° Casa (settore plutonico per eccellenza).
E poiché gran parte dell’Ombra viene proiettata sugli altri, potremmo individuarla in buona misura nella nostra 7° Casa: il Segno in cui cade, il suo dispositore, i pianeti contenuti in questo settore – e le loro eventuali tensioni con pianeti in 1°Casa – spesso la dicono lunga su quanto di nostro proiettiamo sull’altro, se non abbiamo ancora riconosciuto e integrato la nostra parte ombra.
Ferma restando l’importanza di un’analisi complessiva e approfondita del Tema Natale e di una buona anamnesi, per la mia esperienza il metodo più veloce per individuare sentimenti, atteggiamenti e desideri proiettati consiste nell’ascoltare attentamente quel che il cliente (o amico) ci racconta della propria vita, perché nella maggior parte dei casi la risposta è già nelle sue parole.
Se una cliente afferma che i due rapporti più importanti della sua vita sono stati con uomini duri, irritabili o addirittura violenti, è altamente probabile che stia proiettando la propria rabbia, tanto più se il suo TN ci mostra un Marte piazzato in 7° Casa, oppure congiunto al Sole o magari all’Ascendente.
Forse lei non accetterà la nostra ipotesi, ma consigliarle di lavorare sulla propria aggressività significa comunque piantare un seme: se vorrà, potrà farlo germogliare con un terapeuta, o magari attraverso uno sport che le consenta di riappropriarsi, esprimere e scaricare quell’energia censurata e proiettata.
Così come se un cliente si lamenta d’innamorarsi solo di donne affascinanti ma inaffidabili, sfuggenti e contraddittorie, che non sanno bene cosa vogliono da lui e dalla vita, la sua Luna in Pesci, in 12° Casa o in rapporto con Nettuno ci rivelerà che quello sfuggente, senza saperlo, è in realtà lui.
E il soggetto di qualunque sesso che ci confida di non riuscire a costruire rapporti solidi e duraturi, nonostante svariate relazioni con persone pur diverse tra loro, potrebbe avere un Saturno che indica proprio la sua personale difficoltà a legarsi, a costruire.
Allo stesso modo che la persona che si fa in quattro per tutti i fragili, i deboli e i bisognosi che le capitano a tiro – affermando che invece lei non può contare sull’aiuto di nessuno – potrebbe presentare una Luna disastrata: nei soggetti in difficoltà sta proiettando le proprie fragilità, occupandosi di loro in realtà cerca di aiutare se stessa. Restando però frustrata nei propri bisogni e impedendosi di chiedere aiuto: i fragili sono gli altri, mica lei/lui.
E nel TN della cliente (ma potrebbe benissimo trattarsi di un cliente maschio) che si lamenta di ritrovarsi spesso e volentieri con partner narcisisti, seduttivi e piacioni che le creano insicurezze, potremmo facilmente individuare una Venere congiunta al Sole o in prima Casa: quel narcisismo è evidentemente suo, negato, esiliato nell’Ombra e perciò proiettato sul partner.
Ascoltiamo dunque attentamente le parole con cui il cliente descrive un suo problema ricorrente, per capire se dobbiamo guardare la sua Venere, il suo Urano o magari il suo Plutone e così scoprire se si tratta di una proiezione e le modalità in cui questa si articola.
Naturalmente ciò non significa che i soggetti su cui avviene la proiezione non abbiano realmente certe caratteristiche, anzi, al contrario, sono proprio quelli giusti per incarnare le parti di sé rinnegate: salvo rare eccezioni, si tratta, come dicevamo prima, dei partner perfetti per ballare quel ballo.
D’altro canto sappiamo bene quanto spesso ricorrano nei TN di psicologi e psicoterapeuti (Freud compreso) aspetti scomodi tra Nettuno e Luna, ad indicare un’intima traccia di squilibrio che viene evidentemente “portata fuori” da sé, proiettandola sui pazienti: c’è un’ampia casistica in proposito.
Insomma: quel che il cliente più non sopporta, quel che ricorrentemente si ritrova a combattere o a rifiutare negli altri – non solo partner, ma anche amici, colleghi, familiari e talvolta anche perfetti sconosciuti – è l’evidente spia di una proiezione.
E, aggiungerei: tutto ciò che giudichiamo negativamente e duramente nell’altro, tutto ciò che non concediamo all’altro, è proprio ciò che non concediamo a noi stessi. Dietro un atteggiamento censorio o bacchettone nei confronti di qualcuno che – per esempio – si concede ogni genere di piaceri fregandosene di certi pregiudizi sociali, si nasconde il rammarico di essersi negati quegli stessi piaceri. Come cantava il grande De Andrè: “si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”. E certe persone il “cattivo esempio” non si sono neppure mai concesse di darlo.

Le proiezioni dell’astrologo sul cliente

Qualunque astrologo abbia al proprio attivo una certa casistica di consulenze private, prima o poi realizza – con divertimento, preoccupazione o stupore – il ciclico ripresentarsi di tematiche ricorrenti nei propri clienti che lo portano a chiedersi come mai si rivolgano a lui soprattutto donne alle prese con mariti gelosi che rischiano di scoprire le loro storie parallele con amanti infuocati, o uomini che non riescono a trovare una stabilità nel lavoro, oppure adulti che ancora non hanno reciso il cordone ombelicale con la famiglia d’origine. Nessuna ricorrenza è mai un caso, perciò è lecito supporre che queste tematiche appartegono all’astrologo stesso e i clienti ne siano lo specchio.
Per la stessa ragione, certi atteggiamenti del cliente che l’astrologo trova insopportabili o comunque irritanti è probabile che siano proiezioni della sua ombra. Lo stesso cliente raffinato e snob che noi mal digeriamo, potrebbe invece risultare graditissimo ad un nostro collega, così come il cliente ritardatario che accogliamo con un sorriso indulgente potrebbe ritrovarsi duramente bacchettato da un altro astrologo: molto dipende da cosa abbiamo accettato e integrato di noi stessi, e di cosa invece giudichiamo negativamente in noi e perciò non perdoniamo all’altro.
Senza contare le proiezioni che l’astrologo può operare nell’analisi del TN del cliente: rischio in cui incorre chiunque operi in relazioni d’aiuto – medico, psicologo, counselor, assistente sociale – e che rende imperativa la necessità di un percorso di psicoterapia o come minimo di analisi approfondita e didattica del proprio TN con un professionista d’esperienza.
E’ infatti auspicabile che l’astrologo non accusi il suo cliente con Saturno in 1° Casa di essere troppo rigido, solo perché lui è uno di quei Pesci particolarmente scombinati che guarda con sospetto, quando non dichiarata antipatia, chiunque possegga tenacia e capacità di programmazione.
Tantomeno inciterà il cliente a buttarsi mani e piedi in un amore illusorio o disperato solo perché lui, l’astrologo, è vittima consenziente di una Venere nettuniana. Né consiglierà alla cliente esasperata e decisa a divorziare di non lasciare il marito tirannico perché  “magari poi te ne penti”, solo perché lui per primo non ha il coraggio di mettere la parola fine ad un matrimonio ormai finito.
Vediamo adesso tre esempi concreti tra i tanti possibili.

1 – Gaia

Creativa, decisa, ambiziosa, realizzata nel proprio lavoro e soddisfatta della famiglia che ha costruito col proprio uomo e i loro due bambini, è una donna che oggi ha ben integrato le proprie energie marziane traducendole in forza di volontà, grinta, determinazione, attività sportive e massivo uso delle forbici per ragioni di lavoro (è un’apprezzata illustratrice). Ma alcuni episodi del suo passato evidenziano interessanti meccanismi proiettivi. A disagio con un’aggressività che da bambina la spingeva a impugnare le forbici per mozzare mani, piedi e chiome alle sue bambole (tendenza probabilmente stigmatizzata in famiglia e quindi origine di sensi di colpa e poi di censura), nell’adolescenza subisce molestie sessuali e un tentativo di violenza. Intorno ai vent’anni proietta questa parte di sé su un giovane gangster col quale vive due anni di intenso e combattuto amore. La proiezione riguarda evidentemente Marte (sesso, violenza, armi da taglio, aggressività): Gaia ha un Sole Ariete in una Casa marziana (la 10°) e un forte Marte, congiunto a Saturno e Venere, trigono a Plutone e opposto alla Luna.

2 – Annalisa

Annalisa afferma di desiderare una relazione solida, una famiglia, ma le sue relazioni tendono a fallire dopo qualche anno di amore appassionato proprio nel momento in cui dovrebbero consolidarsi. La colpa, a suo dire, sarebbe del partner di turno: troppo narcisista, troppo indipendente e incline a giudicare con durezza i comportanti di lei e le sue richieste di affetto e attenzioni. Le proiezioni sono piuttosto evidenti: la narcisista è in realtà lei, con quel Sole in 1° Casa nei gradi di Venere congiunto all’Ascendente, Venere in Leone congiunta a Giove e la Luna pure leonina. L’atteggiamento giudicante del partner è una proiezione del suo Saturno in 7° opposto al Sole. Infine, quella che sotto sotto non vuole un rapporto vincolante e preferisce tenersi la propria indipendenza – anche se non se lo ammette – è Annalisa stessa, come suggerisce il suo stellium in 11° Casa.

3 – Marco

Marco non si è mai sposato né ha mai avuto vere convivenze, pur avendo vissuto relazioni molto lunghe. L’accusa ricorrente che lui rivolge alle sue partner, pur diverse tra loro, è che si tratti di donne poco affettuose, troppo critiche e intransigenti nei suoi confronti, e tendenzialmente infedeli.
In realtà la scarsa affettuosità nel rapporto di coppia appartiene a lui, come possiamo dedurre dalla 7° Casa in Capricorno a cui si sommano una Venere in 3° Vergine (Segno e Casa in genere poco teneri) e una Luna in Gemelli congiunta a Marte. E col suo Saturno seduto sul Discendente, quello critico e intransigente col partner è in realtà lui, sebbene questa parte di sé sia rifiutata, negata, e quindi esiliata nella parte ombra.
Infine, l’infedeltà che sospetta nella partner di turno è una tendenza che possiamo molto chiaramente individuare nella sua Venere in 3° Casa, congiunta a Plutone e sestile a Nettuno in 5°                                                                                                                                                                                                                                                  

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Lisa Morpurgo – tutte le opere
S. Freud –  Pulsioni e loro Destini
C.G Jung – Psicologia dell’Inconscio

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