(per lei, ma vale anche per lui)

La tua femminilità

Anche a cent’anni tu resti figlia. Una figlia invecchiata, certo, ma pur sempre quella bimba che sei stata. E ancora batti i piedi per terra, ti rannuvoli, t’immusonisci, t’incapricci, t’incanti, ti perdi nei ricordi.  Perché l’infanzia eterna da cui provieni se solo allunghi la mano puoi ancora toccarla, puoi ancora piangerne o sorriderne, puoi ancora pretendere che un qualche genitore ti accudisca, ti coccoli, ti salvi da draghi, insetti, adulti malvagi o semplicemente distratti.

A differenza della tua dirimpettaia astrologica, quella capricornina che fa dell’autonomia e del distacco la sua più grande strategia di sopravvivenza, tu ti affidi: ti rannicchi nel grembo del tempo, nell’utero rassicurante di chi abbia la fortuna di amarti, al riparo da pericoli e insidie.

Ma da quella culla da cui sgrani gli occhi, spesso con l’aria di un gattino inoffensivo e spaurito. tu tieni i fili di tutto: dirigi, governi, comandi, protesti,  ti aspetti  e pretendi che tutto sia come vuoi tu. Sei una bambina dolcissima e tiranna, timida e prepotente. antica e preziosa.

Figlia del bianco-latte, del celeste e del rosa, dei merletti, delle perle, dell’argento che colora la luna in certi notti dolci che non fanno paura.

Figlia del mare, delle notti stellate, figlia di amici, genitori, colleghi e amanti.

Figlia della Luna, perché è lei che ti governa. Quella Luna che rappresenta la madre, la nascita, l’infanzia, i ricordi, le più intime radici, la memoria, la sensibilità, il sonno, il sogno.

Sei lunare. Guardi e impari con gli occhi del cuore, e non ti arrendi alle armate del prosaico pragmatismo del reale. Ma alla guerra neppure provi ad andarci: sorridi alla vita che ti sorride, piangi quando la vita ti ferisce, cambi umore, ti chiudi, ti eclissi, ma assai di rado metti mano al coltello. Resistenza passiva, questa la tua strategia: la stessa che opponi a tutto ciò che non ti piace.

Tu sei i frutti maturi dell’estate che indugiano sulla madre-pianta nel timore che a quel distacco corrisponda una piccola morte, e vorrebbero fermare l’attimo fuggente in un abbraccio che sia per sempre.

Per sempre. Ecco la chiave. Che mai nessun cordone ombelicale sia reciso dal cinismo del tempo, Nulla vada mai distrutto o dimenticato: ogni ricordo è un feticcio preziosissimo e irrinunciabile nella tua prodigiosa memoria.

E sei bravissima a generare sensi di colpa in tutti i “cattivi” che ti negano qualcosa. E come possono..?

Tu hai paura dell’oscurità, degli ostacoli, delle prove, dei rischi: non ti si può lasciare sola nell’egoistica pretesa che debba imparare a camminare sulle tue gambe. Su cui in realtà cammini benissimo da sola, e meglio di tanti altri, e alla fine ottieni sempre tutto quello che vuoi dalla vita, tutto ciò in cui credi, ma solo a patto di sapere che c’è qualcuno che non ti abbandoni mai, caschi il mondo.

Il tuo umore più mutevole del mibtel, i tuoi musi lunghi, la tua permalosità non di rado sono altrettanti sistemi per accentrare l’attenzione, perché a conoscerti più da vicino appare evidente che dietro la tua esibita fragilità, dietro il tuo “fare famiglia” in qualunque contesto, spesso si nasconde un cripto-egocentrismo ansioso di conferme e affermazione.

Ma questo a ben guardare non è affatto strano:  se il Sole è il luminare maschile – e rappresenta la forza, la sicurezza, l’affermazione della parte attiva e diurna dell’Io – quella Luna che ti governa è il luminare femminile, espressione della parte passiva e notturna dell’Io. Sole e Luna sono dunque in qualche modo il re e la regina di uno zodiaco di cui si spartiscono le due facce della stessa medaglia: l’ego.

Con la non trascurabile differenza che l’egocentrismo solare (che ritroviamo nel Leone e nell’Ariete) è diretto e sfacciato, mentre quello lunare è sotterraneo, segreto, un po’ ruffiano. Il Sole è fuoco che illumina e brucia, la Luna è Acqua che permea in profondità, tracima, scorre.

La Luna ha un che di magico, e tu sai compiere magie: rendere eterna l’infanzia del cuore, trasformare in casa anche la stanza più fredda o l’ufficio più impersonale. Tutto diventa utero confortevole se hai deciso di farne la tua tana: sponde morbide, niente spigoli, complicità assoluta che non ammette istanti di freddezza nella piccola e intimissima corte che ti crei intorno.

L’amore e il sesso

Nessuno come te sa inanellare emozioni, sospiri, sogni, ricordi e capricci, acciambellata nel cuore del mondo come una gatta in vena di giochi, qualche graffio e innumerevoli carezze.

Amare ti è facile come respirare, e ogni storia la consideri eterna.

Amore: forse l’unico sortilegio che ti consenta pienamente di risanare il cordone ombelicale reciso, di rifare il passato e lenire la ferita del distacco originale.

Innamorarti è per te riscrivere il tempo: tornare indietro a salvarti, a ricucire distacchi e ferite. Ecco perché spesso di scoprire il nuovo che c’è nel futuro poco t’importa, o comunque non ti esalta: perché mai sollevarti da un così morbido cuscino, quando e se lo trovi?

Ma tutto (o quasi) si perdona a chi come te sa far funzionare il cuore, brandendolo come un’arma, senza pudori né finzioni, e magari senza nemmeno saperlo. Quel tuo cuore generoso che ama gli animali, i bambini, le piante e si commuove per chi soffre. Un cuore che non si difende e non si vergogna, e perciò può chiedere tutto come fosse la cosa più naturale del mondo, a cominciare dalla luna, e guai a non dartela.

Ma in un rapporto ravvicinato a due l’amore prima ancora che darlo hai impellenza di riceverlo, e persino il troppo a volte non è abbastanza. Quanto mi ami? Quanto sono centrale nella tua vita? E ci sarai quando ne avrò bisogno? E mi perdonerai tutto? Queste le domande che più di frequente reiteri al partner. E l’unica risposta ammessa è un incondizionato, entusiastico sì.  

Ciò di cui hai bisogno è un uomo forte e sicuro, ma anche protettivo e tenero, che ti consenta di fare la figlia: sognare, impigrirti, ridere, giocare, fare le cose di nascosto, in certi casi persino tradire. Lui deve essere presente, fedelissimo, indulgente: i figli trasgrediscono, mica i genitori.

In cambio tu lo amerai, lo coccolerai, sarai al suo fianco, lo sosterrai nella buona come nella cattiva sorte, gli sarai (quasi sempre) fedele. E sia – pur a malincuore e facendogliela pagare molto cara – saprai perdonargli a tua volta piccole e grandi mancanze.

(Dal libro “Va’ dove ti porta Venere” – Franca Mazzei – Sonzogno Editore – sul web e in e-book)

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