Chi sono

 

Io sono l’estate che cede il passo all’autunno, il solleone che si nasconde dietro le prime nuvole, i ritmi serrati del contadino che bada alla conservazione e alla vendita del raccolto.

Io sono la terra ormai quasi del tutto spoglia da fiori e frutti eppure pervasa da quell’intima forza che non ha bisogno di orpelli né grandi scenografie per essere consapevole del proprio potere: quando sarà il momento accoglierà i semi che fioriranno a primavera. La fertilità non è nell’apparenza.

Io sono l’essenzialità, il rigore, il rifiuto degli sprechi. Sono l’infaticabile e laboriosa ape operaia che un giorno stupisce tutti diventando regina: regina del tempo scandito, dei particolari anche minimi, che come li analizzo io non li analizza nessuno, non per vantarmi. Tutto sono fuorché uno sbruffone. Anzi semmai per certi versi sono timido, o comunque non mi piace stare al centro dell’attenzione. Al punto che le persone che mi conoscono poco mi tacciano di essere gregario, restio a puntare alto e invece pronto ad accontentarmi. Niente di più falso. Io so di valere. Ma sono anche capace d’intravvedere la meraviglia che si cela nelle piccole cose di ogni giorno, nei riti e nei ritmi del quotidiano che nel loro ripetersi sempre uguali mi restituiscono il senso di una eternità altrimenti negata.

Io non mi perdo in chiacchiere, non vendo fumo. Io lavoro. Sempre. Mai con le mani in mano. Senza di me il mondo non girerebbe più.

Io sono padrone della mia vita, scanso gli imprevisti, mi ancoro al presente, lotto contro il disordine, la sporcizia, l’improvvisazione. Se solo mi ci metto riesco a ridurre tutto, persino i moti del cuore, a regole matematiche incontestabili.

Io controllo, conservo, preservo. Io mi accollo responsabilità e doveri, anche per gli altri se è il caso. Io sono affidabile, preciso, puntuale, minuzioso, lucido, organizzato, fedele. Su di me si può sempre contare. Io non mi perdo mai. Ma so che se mi perdo mi perdo per sempre: rischio, istinto e follia sono un alfabeto che non conosco e non so parlare. Ecco perché mi ribello all’idea di disancorarmi dai solidi binari a cui affido la mia sicurezza e il mio autocontrollo.

Lo ammetto: la mia apparente freddezza emotiva, la mia difficoltà a lasciarmi andare alle ragioni del cuore, la mia cura talvolta ossessiva dei particolari, sono figli di un’oscura e spesso inconfessabile paura: quella di ritrovarmi senza paracadute.  Facile intuire che è proprio l’amore il rischio più grande.

Ma anche se sono restio ai grandi slanci e alle frasi ad effetto, se amo ci sono intero, giorno per giorno. E notte dopo notte:  sotto le lenzuola non conosco tabù. Provare per credere.

 

 

                                                               Franca Mazzei

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